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RITORNO DALLA CINA

Lettera di Don Giuseppe Tosi dopo il viaggio in Cina

 

Sono appena ritornato da un viaggio missionario di un mese in Cina, e ho visto la stessa cosa dell’Albania: dove ci sono i cattolici c’è un ribollire di opere, fatte con l’intelligenza dell’amore. Queste iniziative sono poi solo la punta di una Carità nascosta ancora più vasta fatta di tanti micro-rapporti per lo più silenziosi.
Come nella grande Cina, così anche nella piccola Albania: non si può che esclamare “ma cos’è tutto questo di fronte a tanta gente e a tanti bisogni?”.
L’Albania è un piccolissimo paese in un mare di problemi e la comunità cattolica sta al gioco. Per primi ci carichiamo di tante necessità e siamo un porto per molti. In 20 anni di presenza la Chiesa riminese ha sparso il seme della carità a piene mani, per i bisogni quotidiani dei poveri e per progetti a più largo respiro. In Italia le cose sono molto diverse da quando siamo partiti, eppure la spinta della carità non è venuta meno e ogni anno si riparte perfino a progettare vie nuove. Per questo ci conforta ogni piccolo gesto di attenzione che ci viene da Rimini, come il contributo ultimo delle scuole elementari di S.Giustina, fattoci pervenire attraverso la Piccola Famiglia.

Potrebbe essere questo l’anno di una vostra visita in Albania?

Don Giuseppe.


 

GAREGGIO NELLA CARITA'

L'appello di nostri missionari

Intraprendere opere di carità richiede sempre una totale fiducia nella Provvidenza. I nostri missionari, ovunque si trovano, non smettono di accogliere i bisogni degli ultimi, spesso di accoglierli in casa, a volte addirittura di andarli a cercare, per portare loro il Vangelo e la carità della Chiesa. Alcune di queste opere hanno già trovato corrispondenza nel cuore di amici italiani che le sostengono con grande fedeltà e passione. Altre sono state iniziate, sempre con grande slancio, ma attendono ancora di ricevere gli aiuti necessari per essere portate avanti e completate. Sarebbe un frutto sincero dell’amore delle comunità parrocchiali della diocesi per la nostra Missione il gareggiare nell’adottare i vari progetti che suggeriamo, testimoniando così una vera e concreta comunione. Chiediamo a don Giuseppe cosa c’è attualmente in cantiere.

A Kuçova continuano le attività del doposcuola, già avviate in questo centro. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, rallegrano la casa delle sorelle 27 bambini dai 7 ai 14 anni. Offriamo loro il pranzo e li aiutiamo nei compiti scolastici e nel recupero delle materie. Sono tutti bambini con gravi difficoltà familiari, provenienti da contesti sociali di evidente degrado e rischio. Da noi ricevono non solo l’aiuto scolastico ed un pasto, ma anche un ambiente educativo e sano, nella speranza di costruire per loro prospettive diverse da quelle a cui sarebbero altrimenti abbandonati. La novità di questo progetto è che abbiamo affidato il lavoro a due giovani cristiani, laici, della missione: un laureato in psicologia e una giovane diplomata in animazione sociale. Quest’anno, in occasione del Natale, i due giovani hanno visitato tutte le famiglie dei bambini, e per i casi di maggiore problematicità, sono andati a colloquio con gli insegnanti al posto dei genitori. Stiamo cercando così di costruire una rete di lavoro, perchè l’intervento della comunità cristiana sia ancora più efficace nel difficile tessuto sociale albanese. Il progetto è sostenuto da AVSI, che copre però soltanto la metà delle spese (rimborso spese agli operatori, spese alimentari, materiali didattici, utenze). Restano da coprire circa 9.000 euro all’anno.

Senza aspettare di coprire tutta la spesa del doposcuola, ci siamo già spinti oltre: proprio in questi giorni abbiamo accolto un gruppetto di disabili mentali e fisici, che tutte le mattine, sempre dal lunedì al venerdì, verranno da noi prima per una valutazione dei bisogni prioritari, poi per svolgere attività psico-educative, come da anni si fa ad Uznova. Sarà un piccolo centro diurno, con l’obbiettivo primario di contrastare lo stato di emarginazione sociale delle persone disabili e permettere loro di aprirsi ai rapporti di amicizia. Questo progetto non ha ancora nessun sostegno. Prevede la copertura di circa 2000 euro all’anno.

In ognuno dei tre centri della Missione (Berat, Kuçova e Uznova) è attivo un centro di ascolto, cui ogni giorno moltissimi si rivolgono per presentare le proprie necessità. I missionari cercano di individuare le situazioni più urgenti. Attraverso una ”Cassa della Carità” don Giuseppe provvede ai casi più immediati, mentre per tutte le altre situazioni sono necessarie quote di adozione a distanza. Si tratta perlopiù di famiglie in condizioni di miseria, in città o nei villaggi, spesso con figli disabili a carico, o incapaci a provvedere alle spese alimentari base o a fronteggiare i costi per il riscaldamento. Attualmente su tutto il territorio della missione stiamo aiutando più di 50 famiglie, ma sono almeno altrettante sono in lista per interventi necessari a cui i missionari non riescono a far fronte. Una quota mensile per una famiglia corrisponde a 15 o 30 euro (a seconda di bisogni).

La spesa più grossa che la missione sta affrontando è quella della costruzione del Centro Pastorale a Uznova, dove esisteva già una piccola struttura, diventata insufficiente ad accogliere la comunità cristiana del centro, e tanto meno tutta la comunità cristiana della missione, nei momenti comuni di preghiera. Il nuovo centro pastorale è quasi ultimato, ora si stanno terminando i lavori esterni. I locali sono già utilizzati, specialmente per la celebrazione della Messa e per gli incontri di catechesi. Don Giuseppe ha già coperto con 27.000 euro avanzati dalle spese ordinarie del bilancio 2012. Già una parrocchia di Rimini (San Gaudenzo) ha raccolto per il Centro Pastorale 5.000 euro. Restano da raccogliere 118.000 euro. I missionari fanno appello alle parrocchie della diocesi. Sarà un opera di vera comunione, considerando che fino a dicembre i cristiani di Uznova hanno celebrato l’eucarestia sotto una tenda, nel cortile delle sorelle e gli incontri si tenevano anche in cucina.


 

ALLORA ESSI PARTIRONO...

 

(Cronaca della visita di Mons. Francesco Lambiasi alla missione diocesana in Albania)

Il Vescovo Francesco ci ha lasciato questo messaggio prima di partire per l’Italia, dopo aver visitato la nostra Missione:

Gesù disse loro: Andate nel mondo intero e annunciate il vangelo a tutte le creature. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi non crederà sarà condannato. E questi sono i segni che accom- pagneranno coloro che credono: scacceranno i demoni nel mio nome, parleranno lingue nuove; prenderanno in mano i serpenti; e se anche berranno veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli infermi e questi guariranno. Ora il Signore Gesù, dopo che ebbe loro parlato, fu assunto in cielo, e si assise alla destra di Dio. Essi se ne andarono a predicare dovunque, con l'aiuto del Signore che confermava la parola coi miracoli che l'accompagnavano. (Mc 16, 9,20)
Il Vangelo di san Marco sottolinea che gli Apostoli partirono dopo che Gesù fu assunto in Cielo. La missione è il frutto vero della grazia della Pasqua e della Pentecoste. Il frutto non è nostalgia, non è quello di stare “con il naso all’in su”.
E’ il Signore stesso che dà l’obbedienza di andare e annunciare dappertutto! Questo è tipico di ogni vera missione cristiana. Con “l’aiuto del Signore”, infatti il Signore non sta a riposo, ma “agisce insieme” con noi, in sinergia: loro annunciavano e lui confermava la Parola con i segni.
Questo è il Vangelo che io affido a voi missionari e a tutta la Missione.
Mons. Francesco Lambiasi


CRONACA DELLA VISITA

Sabato 8 Settembre
ore 23,40: arrivo all’Aereoporto Nene Tereza di Tirana.

Il Vescovo Francesco, accompagnato da don Aldo Fonti, direttore della Missio di Rimini, è stato accolto da don Giuseppe, che li ha accompagnati in auto a Berat, dove si è giunti alle 2,00 di notte. Per la prima volta il Vescovo e don Aldo hanno dormito a Berat, nuovo centro della Missione.
Domenica 9 Settembre
ore 9,00: Celebrazione delle Lodi a Uznova. ore 10,00: Incontro con don Giuseppe.

Don Giuseppe ha presentato al Vescovo la situazione nostra dopo la partenza di don Giovanni e delle suore di Kuçova. Ora don Giuseppe è affiancato da un fratello della Piccola Famiglia dell’Assunta e risiede a Berat. Agnese e suor Paola sono andate a Kuçova. Michela, Monica e ora anche Silvana sono rimaste ad Uznova.
La prima attenzione che tutti i missionari hanno cercato di avere è stata quella di rispettare il percorso di ogni centro e delle rispettive Comunità. La seconda scelta è stata quella di determi- nare con precisione le occasioni di incontro dei tre centri in alcune festività, inaugurando anche un sistema di turni e di reciprocità. Continuano anche gli incontri, con cadenza quindicinale, fra i missionari dei tre centri, nei quali sono coinvolte anche le Maestre Pie Filippini di Berat.
Il vescovo ha poi esaminato con don Giuseppe la situazione economica e l’uso del sostegno che la Diocesi di Rimini garantisce alla missione. In questi giorni, attraverso l’atto ufficiale della Conferenza Episcopale Albanese, si è dato come centro della missione la città di Berat, con l’erezione canonica della Parrocchia, dedicata a San Luca. Cosa porterà di nuovo questo alla nostra missione? Se ne è parlato in questo incontro. Mons. Francesco ha parlato partendo da una lettera scritta lo scorso febbraio ai missionari e al Vescovo Hil nella quale predisponeva la presenza missionaria e la continuità del lavoro pastorale e sociale, soprattutto a Kuçova, che poteva risentire di questo spostamento dell’asse della missione. Il Vescovo con la sua venuta garantiva che questi primi passi fossero secondo le sue precise indicazioni. Ha quindi espresso soddisfazione per il lavoro iniziato su questi impegni precisi. Ha poi riconfermato il compito della “Commissione Albania”, che si riunisce a Rimini, che è quello di tenere legata la Chiesa di Rimini alla presenza missionaria in questa nostra terra.
Il Vescovo ha detto: “siamo in una nuova fase della missione, espressa dalla stessa erezione canonica della Parrocchia a Berat: la Chiesa di Rimini si pone come Chiesa sorella, come l’immagine di un bastone di sostegno per la giovane piantagione di questa unica Comunità. Un servizio ancora essenziale per la crescita di questa giovane Chiesa, ma anche diverso e nuovo rispetto al passato”.
Don Aldo ha esposto il lavoro svolto dalla “Commissione Albania” negli ultimi mesi, ribadendo i compiti propri della Commissione, che si propone di sostenere e lavorare per una nuova primavera della missione diocesana a Rimini. Chiede particolarmente ai missionari riminesi di far conoscere l’andamento e il progresso del loro progetto pastorale e di mandare sempre un riscontro di come vengono utilizzati gli aiuti della Chiesa di Rimini. A partire dall’assem- blea missionaria diocesana del 23 Settembre 2012, spera un maggiore coinvolgimento, accanto alle associazioni e ai movimenti, della rete di base e attraverso tutte le strade della comunicazione.
Il Vescovo ha concluso che desidera: ricevere da don Giuseppe una relazione trimestrale; che siano programmate visite dei presbiteri della diocesi alla mis- sione; che don Giuseppe vada a Rimini in alcune occasioni in cui il presbiterio si riunisce, per favorire lo scambio con i confratelli in un tipo di relazioni non solo ufficiali, ma anche calde e amichevoli; che siano favoriti periodi in missione per i vari gruppi e associazioni, ma preparati per una presenza di impegno e di ascolto di questa realtà; che si realizzi in diocesi un Convegno di studi sull’Albania.
ore 11,00: Incontro con l’Equipe missionaria riminese.
L’incontro è poi proseguito con la presenza delle cinque sorelle e un fratello della Piccola Famiglia. Innanzi tutto il Vescovo Francesco ha invitato tutti i presenti a ringraziare con lui il Signore per questo cammino fatto e per tutti gli anni passati. Ha ringraziato i presenti per il servizio missionario generoso, e anche, nella persona di don Aldo, i membri della “Commissione Albania” per i sacrifici fatti nell’annuncio del Vangelo. Ha sottolineato, come amava ripetere don Oreste Benzi, che la parola “sacrificio” significa “fare una cosa sacra”. L’evangelizzazione è opera di Cristo e da parte nostra un sacro servizio, una vera e propria liturgia.
Don Aldo ha manifestato il desiderio dell’Ufficio Missionario di conoscere sempre meglio il lavoro svolto dalla nuova equipe; questo rapporto coi missionari è la via per portare alla diocesi tutta la ricchezza della missione. In questo incontro si sono presentate al vescovo tre relazioni sulla stato dei tre centri della missione. Le relazioni facevano presente il numero di battezzati e catecumeni, in momenti stabilite per gli incontri di preghiera, di catechesi e di formazione, inoltre si è relazionato sulle attività dei gruppi giovanili numerosi e gli impegni di carità. Si è riusciti in breve a dare al Vescovo un quadro completo.
ore 12,30: Pranzo ore16,00: Incontro con i giovani cristiani della Missione.
Nel pomeriggio Mons.Francesco e don Aldo hanno potuto incontrare i giovani raccolti insieme, ne erano presenti più di 50 giovani, che -tenendo presente il numero dei cristiani- dicono quanto mai la realtà del volto giovanile della nostra comunità. Mons.Francesco ha preso il cuore dei giovani esortandoli e confermandoli nella fede della presenza pasquale di Cristo nella Parola, nell’Eucarestia e nella sua Chiesa. Ha fatto ripetere a tutti gridando ad alta voce “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Questi ragazzi venivano dall’esperienza estiva del Grest che ha riunito per una settimana tutti i gruppi giovanili.
ore 17,00: Eucarestia a Berat
La Celebrazione Eucaristica è stata celebrata all’aperto, in un tendone allestito nell’area del centro pastorale di Berat. Hanno partecipato circa 150 per- sone dai tre centri. Il Vescovo ha spezzato alla comunità riunita il buon Pane della Parola del Signore, spiegando la guarigione del sordo-muto operata dal Signore in disparte dalle folle. Alla fine della Messa il Vescovo ha esortato tutti ad essere una cosa sola, come Gesù ha pregato per essere testimoni credibili del Suo amore. Dopo la Santa Messa, il Vescovo e don Aldo si sono intrattenuti con i cristiani presenti. Don Giuseppe ha presentato ogni gruppo (giovani, adulti, catecumeni...) e mons. Lambiasi si è rivolto a tutti im- pegnandosi a visitarli almeno una volta all’anno. Ha poi salutato personalmente quanti desideravano in- contrarlo.
ore 19,00: Cena con tutti i Missionari riminesi e le Maestre Pie Filippini.
ore 20,00: festa dei giovani.

Ogni gruppo ha improvvisato una festa in onore del Vescovo con canti, balli e scenette tratte dal ricchissi- mo repertorio albanese. Alla fine è stato proiettato il video della giornata di saluto a don Giovanni e alle suore di Kuçova.
Lunedì 10 Settembre
ore 6,45: S.Messa e lodi coi missionari
ore 9,00: Visita e inaugurazione dell’anno scolastico alla scuola “Stella del Mattino” delle Maestre Pie Filippini, a Berat.

Il Vescovo ha potuto constatare di persona l’impegno notevole e qualificato che la scuola cattolica delle Maestre Pie svolge a favore dei minori. Attualmente le tre classi della scuola materna e le cinque delle elementari raggiungono il numero di 200 scolari. Il Vescovo ha benedetto tutti incoraggiando a proseguire l’opera.
ore 10,30: Visita a Kuçova e incontro finale coi missionari.
Il Vescovo ha concluso la visita indirizzando ai missionari l’invito a proseguire con forza l’opera dell’evangelizzazione. Ha letto per questo la pericope finale del Vangelo secondo Marco, col commento che abbiamo riportato nella prima pagina del giornale.
Il programma missionario è quello della Novo Millennio Ineunte,che il papa Giovanni Paolo II ha proposto alla Chiesa universale per il terzo millennio e che la Piccola Famiglia ha assunto come base per l’azione pastorale e missionaria. Per quanto riguarda la disciplina del catecumenato, dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana e della mistagogia ai neofiti, basilare è il riferimento al RICA, con attenzione ai tempi di durata del catecumenato.
Ha poi sottolineato come bisogna affrontare con cura il delicato rapporto fra evangelizzazione e promozione umana. Il Vescovo ha poi esortato i missionari a continuare con decisione il cammino intrapreso per favorire la comunione fra i tre centri. Anche don Aldo ha rivolto qualche parola ai missionari, ribadendo il desiderio di rimanere fortemente collegati, perché l’esperienza della missione, l’entusiasmo del primo annuncio, il cammino del catecumenato, portino ricchezza alla diocesi in termini di una rinnovata missionarietà.
ore 12,30: pranzo a Kuçova.
Il Vescovo Hil Kabashi, liberandosi da altri impegni, ha voluto venire a pranzare con il Vescovo Francesco e ad intrattenersi con lui e tutti gli altri che hanno par- tecipato e preparato questa sua visita.
ore 14,30: partenza per l’aereoporto di Rinas (Tirana).


 

L'ANNUNCIO NEI VILLAGGI

 

Drobonik è un villaggetto proprio di fronte a Uznova, appoggiato sulle colline oltre il fiume Osum. C’è una strada che vi arriva, costruita dagli italiani durante l’ultima guerra. Un tempo era la strada principale per raggiungere Permet, traversando metà Albania. Oggi è una strada sterrata, piena di buche, percorribile solo con fuoristrada. Nel villaggio c’è un’antica chiesa ortodossa, chiusa praticamente tutto l’anno. I contadini del posto sono tutti di religione musulmana o ortodossa. Qui si conosce solamente Zoti, Dio, ma nessuno sa dire qualcosa di Lui, se non che si chiama “I Madhe”, Il Grande.
Bilçe è un centro un po’ più grande, appena sotto Drobonik. Durante la stagione estiva, si può guadare il fiume a piedi e da Uznova si raggiunge il villaggio in 20 minuti. Ormai a Bilçe i cristiani sono conosciuti, un piccolo gruppo di credenti, con qualche catecumeno, si ritrova una volta alla settimana in una piccola stanza in affitto. Lì si legge il Vangelo, si prega, si canta al Signore. Non siamo sempre stati in questa stanza. Il primo locale dove eravamo in affitto l’hanno ripreso senza preavviso, per farci un internet-point. Così un giorno, arrivando al villaggio, ci siamo ritrovati sulla strada. Abbiamo raccolto i nostri vangeli, le immagini sacre, il povero crocifisso fatto di due assi inchiodate e ce ne siamo andati. Abbiamo trovato un altro posto, ma era fuori mano e così, dopo un po’, via anche da lì. In missione ci si adatta a tutto. Ora ci hanno offerto un appartamento, quando meno ce l’aspettavamo.
Velabisht è un altro villaggio, sempre oltre il fiume Osum. La prima volta che ci siamo andati siamo stati accolti a sassate da una donna disabile, seduta nella sua veranda di una casa accanto alla moschea, nuova, costruita con i finanziamenti dalla Turchia.
Ma improvvisamente le cose sono cambiate e oggi un bel gruppetto di donne ha aderito al Vangelo, e si raduna proprio in quella casa, sotto il minareto che, nelle ore della preghiera, manda in onda i versetti del Corano, registrati su un nastro: “Dio è Uno e non ha figli!”. Anche a Sdrava, c’è un villaggio, nel distretto di Kuçova, con una famiglia cattolica. Le sorelle di Kuçova gli fanno visita e in qualche occasione si celebra l’eucarestia. Duhanas è un bel villaggio a nord di Uznova. C’è una famiglia che ci ha accolto perché un’anziana signora dice di essere stata guarita per intercessione di Padre Pio e lei, che prima era contraria a che il nipote si battezzasse, ora ha adibito una sala per l’incontro del Vangelo e la preghiera. Anche lì si va una volta al mese regolarmente e si è molto attesi. A Velabisht invece ci chiamano loro, perché vorrebbero aprire un gruppo del Vangelo, ma le forze sono poche e per ora non se ne fa nulla. Così a Sinje, sulle montagne a nord e così è per Poliçan. Questo modo di evangelizzazione si sta rivelando come una realtà provvidenziale e molti neofiti si stanno prestando con generosità a questo servizio. Loro stessi chiedono di poter andare nei villaggi a trasmettere la fede e fondare piccoli gruppi. I Missionari frenano tanto zelo, perché non tutti sono pronti per quest’opera, ma soprattutto perché la preghiera, la catechesi, la formazione dei battezzati, il lavoro per i poveri, le faccende di casa e tutto il resto, non permettono l’espansione di questo tipo di apostolato. Ma siamo fiduciosi che il Padrone della Messe manderà operai per la sua Messe.

 

Christian


IL PROFUMO DELLA CARITA'

Lentamente il numero dei credenti nella nostra Missione in Albania cresce e come nelle prime Comunità apostoliche, anche la carità della Chiesa ha bisogno di allargarsi. I poveri bussano sempre più alle nostre porte. Alcuni fanno richieste esplicite, altri semplicemente sei tu ad accorgerti di loro, tutti toccano il cuore dei missionari: famiglie che mancano del necessario e a volte con malati gravi, senza avere sussidi statali, giovani con tanta voglia di costruire un futuro, senza risorse per poterlo realizzare, famiglie che vivono in casupole ancora senza vetri alle finestre, bambini in situazioni di semiabbandono, disabili fisici e mentali emarginati, chiusi nelle loro case, o per strada, a zonzo. I missionari aguzzano il cuore e l’ingegno, cercano di coinvolgere le chiese di origine, amici e associazioni. Nella Missione, come in tutti i centri cattolici dell’Albania, si sta costituendo la Caritas locale, in mezzo a tante difficoltà. In più alcune associazioni da anni sono scese in campo prendendosi in carico alcuni settori della carità e della promozione umana. Tra queste la Fondazione Shen Asti, la Piccola Famiglia Onlus e la Fondazione Shpresa.
Don Giuseppe Tosi, che a maggio succederà a don Giovanni Vaccarini, è presente in Albania da 5 mesi e sta ricevendo gradualmente tutte le consegne per l’avvicendamento. Dal 1 Gennaio 2012 si occupa dell’economia della Missione e ha già preparato un foglio con tutti i progetti attivati per il 2012, che si distribuirà in tutta la diocesi e che qui anticipiamo in breve per la parte attinente la Caritas locale.
1 - Progetto Cappella per il Centro pastorale di Berat. La comunità di Berat, che attualmente raggiunge il numero di 60 persone fra battezzati e catecumeni, si ritrova per la Messa domenicale in un salone. Nell’attesa di poter costruire una Chiesa cattolica nella città di Berat, bisogna sistemare il salone adibirlo a Cappella, per una maggiore dignità della liturgia e della preghiera. Non sarà una grossa spesa e potrebbe essere sostenuta da una parrocchia della nostra diocesi.
2 - Progetto Centro Pastorale a Uznova. La comunità di Uznova, 90 persone, fra battezzati e catecumeni, necessita di sistemare degli ambienti per la Catechesi e i momenti della vita della comunità, che oggi è la più numerosa. Attualmente tutti gli incontri di catechesi, di lettura della Parola di Dio, le Assemblee e altro si svolgono nelle stanze della casa delle sorelle della Piccola Famiglia e a volte, quando si hanno tre gruppi contemporanei, perfino nella loro cucina. E’ necessario quindi ristrutturare la primissima casa che è stata acquistata e trarne una grossa sala e due aule, oltre ad alcuni adeguamenti alla cappella, assolutamente insufficiente. Anche questo progetto potrebbe essere assunto da una o due parrocchie della diocesi.
3 – Centri di evangelizzazione nei villaggi. Oggi in alcuni villaggi si è iniziato l’annuncio del Vangelo. Abbiamo già due luoghi di incontro, dove ci si raduna per ascoltare la Parola di Dio e pregare insieme. Già in alcuni villaggi si sono formati dei gruppi e la speranza di crescere è molta. Ora è necessario prendere in affitto altre stanze. La spesa per un affitto è di 20 euro al mese.
4 - Progetto sanitario. A Kuçova e Uznova sono allestiti due ambulatori, aperti tutti i giorni, dove moltissimi si rivolgono per le più svariate necessità sanitarie, ma in particolare per medicazioni di ustioni. Il progetto sanitario vuole sostenere l’ambulatorio di Kuçova e di Uznova e creare un fondo cassa per quelle spese sanitarie che i più poveri non possono permettersi.
5 - Progetto educativo bambini. Sempre a Kuçova, le suore dell’Immacolata, con l’aiuto di alcuni giovani cristiani, portano avanti attività educative e di doposcuola per bambini in difficoltà, provenienti da famiglie in grave disagio sociale, con i genitori ammalati, o in prigione. I minori che lo frequentano sono circa 15 o 20.


CHE COSA DOBBIAMO FARE?

Suscitare una nuova missionarietà

Cari amici, è mio desiderio comunicarvi come sto assumendo progressivamente, mandato dal Vescovo, il mio servizio, fino a maggio, quando don Giovanni ritornerà a Rimini. E’ raro che gli avvicendamenti pastorali abbiano dei tempi così lunghi, ma in missione è quanto mai necessario. Il mio primo impegno che prende molto tempo è l’apprendere la lingua albanese: lo faccio con due lezioni settimanali di due ore e dedico tutta la mattina allo studio. L’apprendimento della lingua non è solo finalizzato al parlare, ma è segno di una assunzione amorosa e intima di un popolo, della sua cultura, del suo modo di pensare e vedere tutto il reale. Per questo mi sforzo già di pregare in albanese, di parlare e scrivere in questa lingua così originale. Mi devo anche convincere, vista l’esperienza positiva delle mie sorelle che hanno fatto prima di tutto rigorosamente questo, che tutto quello che si spende per la lingua ritorna abbondantemente con frutto. Nel tempo restante contatto i cristiani dei nostri tre centri. La comunità cristiana che sto conoscendo è un piccolissimo gregge di poco più di 150 battezzati; quindi è molto facile contattarli tutti e conoscerli. Certi giorni mi sembra di essere subissato da un monte di problemi, ma con un pizzico di obiettività non mi è difficile prendere atto che la cura pastorale di questo gregge è una cosa molto più semplice. Ci sono inoltre molti problemi tecnici e organizzativi da affrontare e anche in questo campo il mio primo lavoro è di sfoltire un apparato fin troppo complesso e ridimensionare il tutto all’oggettività della situazione. In questo le associazione che lavorano con me mi sono e saranno di grande aiuto, perché ognuno sempre più si sta assumendo le proprie responsabilità e le proprie autonome competenze, lasciandomi libero per il lavoro più proprio di missionario. Ma allora di cosa dovrò occuparmi soprattutto? Partendo ho incontrato un carissimo amico missionario in Africa, che salutandomi mi ha detto: ti auguro di non fare il parroco, ma di essere missionario. Questo saluto ora mi viene spesso a mente: infatti questa non è una parrocchia al di là dell’Adriatico, ma una missione. E se questo vale ormai anche per l’intera Europa, dove ci si augura che le parrocchie diventino missionarie, immaginate qui!
Sono andato già a incontrare in tre delle undici città i missionari presenti nella nostra amministrazione dell’Albania del Sud e molti di loro si stanno seriamente interrogando come mai dopo tanto dispendio di energie umane, spirituali ed economiche, i risultati siano così scarsi. Tutti dicono che fino ad un certo momento si attribuiva tutta questa lentezza al soggetto albanese, oggi finalmente, molti si interrogano sui contenuti e metodi dell’evangelizzazione, e come sia lì da ricercare la causa dei pochi frutti. Questa ricerca è per me uno stimolo continuo per scoprire il primato dell’evangelizzazione alla scoperta della sua bellezza e novità. L’avvicendamento nel servizio che avverrà a Pentecoste 2012, mi riporta spontaneamente alla prima Pentecoste della chiesa, e alla domanda degli uditori di Pietro: “Che cosa dobbiamo fare?” (At 2,36). E’ la domanda fatta risuonare nello scritto profetico che è la Novo Millennio ineunte del beato Giovanni Paolo II, che il Vescovo Francesco ci ha richiamato all’inizio della sua venuta a Rimini e che io voglio assumere come vero programma ispiratore del nostro servizio missionario. “Il programma c’è già, è quello di sempre, raccolta dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio” (Giovanni Paolo II, NMI). E ancora “Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento di Paolo, il quale esclamava: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1Cor9,16). Questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà. La proposta di Cristo va fatta a tutti con fiducia” (ibidem).

DON GIUSEPPE TOSI