I piccoli

I piccoli

Massimiliano (a sinistra) e Renata (a destra)

L'inizio dell'esperienza con la disabilità risale al 1970.
Nel 1970 alcuni membri della comunità intraprendono un’esperienza di volontariato assieme ad altri studenti dell’Università di Bologna all’ospedale Rizzoli.
Qui una religiosa assai dinamica aveva organizzato un servizio all’avanguardia all’interno dell’ospedale.
Insieme ai volontari si erano intraprese attività ludiche e di intrattenimento per rendere il periodo di ricovero meno traumatico ai piccoli.
Attraverso l’attività coordinata da suor Gabriella si era venuti a conoscenza di tanti altri casi di handicap e delle problematiche gravi che attanagliavano le loro famiglie.
Dopo una prima fase di conoscenza si è passati a organizzare festicciole domenicali, gite (la prima a Roma, per tre giorni), arrivando poi a proporre un campeggio per minori spastici e giovani che fungevano da loro accompagnatori e questa fu una delle prime iniziative sorta in ambiente cattolico che non avesse il solo scopo religioso (pellegrinaggi Unitalsi, ecc…). E per fare questa esperienza ci si rivolse a don Oreste Benzi, che aveva una casa a Canazei, il quale così racconta il fatto:

«Qualcosa di nuovo è successo nel ‘68. In quell’anno ero ancora padre spirituale in seminario ed insegnavo religione al liceo scientifico “Serpieri” di Rimini. Nel mese di marzo venne aperto il Centro di rieducazione psicomotoria, diretto dall’assistente sanitaria Gabriella Stefani. “In che cosa posso essere utile?” le chiesi. Cominciai facendo catechismo, parlando del Signore ai bambini cerebrolesi così come potevo e riuscivo. Nel maggio dello stesso anno ci fu l’incontro con il Centro discinetici dell’ospedale “Rizzoli” di Bologna. Alla suora direttrice proposi di portare sulle Dolomiti, nella nostra casa Madonna delle Vette, i cinquanta minori handicappati ospiti del Centro. Osservai: “Se portiamo a Canazei gli adolescenti sani, perché non dovremmo portare anche loro?” L’intuizione iniziale che poi ha guidato il nostro cammino fu proprio questa: dove siamo noi, lì anche loro; non noi per loro, ma noi con loro. E così nel settembre del 1968 si realizzò il primo soggiorno alpino con gli handicappati, diretto stupendamente da don Elio Piccari. Al soggiorno parteciparono diversi giovani volontari, miei studenti al liceo scientifico, ai quali avevo proposto di fare le vacanze in compagnia di quei ragazzi.».
- Don Oreste Benzi -

I piccoli

Le prime uscite in spiaggia a Rimini

I campeggi sulle Dolomiti erano proposti ai disabili per far vivere un periodo di assoluta normalità e integrazione: si andava al bar, in piscina, si sono perfino fatte scalate sulle Dolomiti sopra i 3000 m. con i ragazzi sulle spalle.

I soggiorni estivi aprirono la strada a una vera e propria “rivoluzione”, così almeno avvertivano i primi che facevano questa esperienza. Molte famiglie, per la prima volta, uscivano dal loro stato di autosegregazione sociale alimentata da vergogna e sensi di colpa; dapprima i genitori ebbero resistenze enormi ad uscire dal guscio protettivo, solo poi sperimentarono un vero senso di liberazione. Il fatto che fossero dei giovani a proporre loro questo itinerario liberante destava in loro ancor più stupore. Era come ricevere una visita inaspettata da un ospite sconosciuto.
L’ambiente circostante, non preparato a quella piccola invasione, reagì inizialmente con un mal celato imbarazzo:

«Ci sentivamo dei veri e propri provocatori; nessuno restava indifferente quando entravamo nei locali pubblici; qualcuno espresse con tutta sincerità il proprio dissenso e rifiutò il contatto: ma sempre meglio la sincerità della compassione [...]
Fui immediatamente chiamato dal direttore dell’Azienda di Soggiorno il quale ci invitò a fare le valigie e a trasferirci altrove, dichiarandosi disponibile a pagarci il viaggio. “Guastano l’immagine turistica della valle”, disse a proposito dei ragazzi handicappati. Risposi che la Costituzione italiana garantisce ad ogni cittadino italiano il diritto di muoversi liberamente in tutto il territorio nazionale. Conclusione: non andammo via. Quella vacanza ci tolse le cateratte dagli occhi».
I campeggi estivi aprirono la via a una valanga di proposte, di richieste e di bisogni a lungo celati e soppressi.
- Don Oreste Benzi -

L'incontro con i piccoli coinvolge il cammino della Comunità fino a diventare essenziale e definitivo.

«Siamo convinti che la più grande consolazione che il Signore dona alla nostra famiglia sia di aver incontrato molti sofferenti e poveri... Con loro nel settembre ‘71 Anna, Lanfranco, Maurizio hanno fatto un campo a Canazei. Dopo tre anni di questa esperienza, quest’anno la tensione era quella di vivere la missione: l’handicappato non è oggetto di compassione, le nostre gambe storte (cfr Daniela e un po’ tutti) o le nostre boccacce larghe (cfr Giuseppe) non sono per una commiserazione... Abbiamo capito che non potevamo starcene nascosti per paura di danneggiare il turismo o per un certo pudore che la società ci aveva imposto (specialmente i genitori sentono forte questa repulsione degli sguardi di compassione delle persone “sane” e allora si chiudono in casa. Es. i genitori di Massimo non andavano più in chiesa col figlio su gentile invito del parroco perché il figlio non riesce a contenere la voce)... e allora tutti giù al parco di Canazei, a fare compere nei negozi, in piscine, a girare in autostop; cose di tutti i giorni, ma per noi del tutto nuove, come quando un cieco acquista la vista e rimane stupito di fronte alle cose che agli altri ormai non dicono più niente».
- Documento 1972 -